“La vicenda pandemica del Covid-19 ha evidenziato, a nostro modo di vedere, le carenze organizzative e strutturali di un sistema sanitario nazionale risalente ormai a 42 anni fa, benché rivisto dai decreti legislativi 502/92 e 517/93, nonché dal DPR 14 Gennaio 97, cosiddetto decreto Bindi (il decreto legislativo 29/93 ha invece in parte lambito il ‘core’ del SSN unicamente per un riordino strutturale delle pubbliche amministrazioni).

È pur vero che il sistema ha subito negli ultimi anni  significativi tagli finanziari per motivi di bilancio, come è peraltro vero che i diffusi fenomeni di corruzione e tipicamente clientelari lo hanno in sostanza già depauperato qualitativamente e quantitativamente di moltissime prestazioni territoriali, ambulatoriali ed in regime di ricovero (le eccezioni presenti tuttora  in ambito nazionale confermano semplicemente la regola di fondo).

Nonostante le frequenti critiche, negli ultimi anni ha fatto da stampella al sistema pubblico traballante un sistema privato accreditato, sovente con criteri poco rigorosi e controllati in modo discontinuo. Quest’ultimo sistema ‘ausiliario’ è riuscito in parte a ridurre, spesso in maniera tuttavia insufficiente, i tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni al pubblico.

In molte aziende sanitarie è stato inoltre a lungo in uso una datata e grossolana redazione dei bilanci con metodi ordinari, anziché analitici, eventualmente assistiti questi ultimi da puntuali e qualificati controlli delle unità di gestione. Metodo, quest’ultimo, che, se applicato in modo costante e rigoroso, avrebbe assicurato una significativa riduzione degli sprechi ed un qualificato e vantaggioso apporto delle attività proprie dei centri di costo per le spese ordinarie, nonché di quelle straordinarie. Si è trattato dunque di una gestione quanto meno allegra e superficiale dell’assistenza sanitaria, sovente mascherata unicamente dalla professionalità e dedizione illimitata ed individuale del personale medico, infermieristico e tecnico-amministrativo. Oggi possiamo dire senza tema di essere smentiti che le aziende sanitarie, fatte le debite eccezioni, non hanno raggiunto gli obiettivi preposti dalla primitiva legge di riforma e dalle successive modifiche ed integrazioni susseguitesi negli anni. Tutt’al più esse sono risultate centri di gestione del potere politico e di spreco del denaro pubblico, senza significativi miglioramenti degli standard di qualità.

A nostro parere, dunque, le aziende sanitarie non hanno più ragione di esistere e dovrebbero essere sostituite da specifici ed articolati dipartimenti/circoscrizioni socio-sanitari e tecnico-amministrativi distribuiti in ambito provinciale per ciascuna Regione. Ciascuno di questi dipartimenti dovrebbe essere guidato da idoneo personale dipendente con specifiche competenze e dovrebbe inoltre avere una sub-unità di controllo di gestione e di costi collegata ad un’unità centrale sotto le dirette dipendenze della relativa ‘governance’ regionale. Tutto ciò in modo rispondente agli accordi di cui alla conferenza Stato-Regioni, nonché alle programmazioni organizzative ed economico-finanziarie di rispettiva competenza del Ministero della Sanità, del Ministero dell’economia e delle finanze e del Ministero del Welfare. Implicita dovrà essere l’interconnessione tra tutte le sub-entità ed entità segnatamente per la individuazione dei bisogni su base regionale. Per quanto riguarda le strutture private, invece, esse andrebbero rigorosamente accreditate dallo Stato e rese giuridicamente paritetiche a quelle pubbliche.

Tale nostro progetto di riforma (da attuare evidentemente solo al termine della fase critica della pandemia, onde evitare una pericolosa confusione) dovrebbe a nostro avviso essere sottoposto per lo meno in primis all’attenzione degli elementi verticistici del movimento civico e in un secondo momento alla base, per eventuali modifiche più o meno sostanziali. In sede dibattimentale verranno accuratamente descritti ed elencati i dipartimenti sanitari ed amministrativi ed i loro specifici compiti.

Per concludere, solo attraverso una revisione di questo tipo del SSN pubblico e privato accreditato si potrebbe a nostro avviso, ottenere un notevole risparmio di costi, un significativo potenziamento di tutta l’assistenza socio-sanitaria e un’assai ponderata riduzione del clientelismo politico che tanti danni ha prodotto negli ultimi decenni.”

 

Dott. Domenico Antonio Buscicchio, responsabile dipartimento sanità associazione culturale Forza Civica Matera

1 commento
  1. ANTONIO
    ANTONIO dice:

    Ciascuno di questi dipartimenti dovrebbe essere guidato da idoneo personale dipendente con specifiche competenze e dovrebbe inoltre avere una sub-unità di controllo di gestione e di costi collegata ad un’unità centrale sotto le dirette dipendenze della relativa ‘governance’ regionale.
    VERISSIMO

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